CAM strade: cosa prevedono per i conglomerati a freddo e come rispettarli
I CAM strade sono i criteri ambientali minimi obbligatori negli appalti pubblici stradali. Adottati con il D.M. 5 agosto 2024 ed entrati in vigore il 21 dicembre 2024, si applicano a tutti i lavori di costruzione, manutenzione e adeguamento delle infrastrutture stradali ai sensi dell’art. 57 del D.Lgs. 36/2023.
Per i conglomerati bituminosi impongono una quota minima di materiale riciclato (granulato di conglomerato bituminoso, cioè il fresato trattato), che varia in base allo strato della pavimentazione.
Il decreto correttivo dell’11 settembre 2025 ha ridotto dal 50% al 20% la percentuale minima di granulato richiesta nei conglomerati a freddo per la manutenzione d’emergenza, come la chiusura delle buche. Chi lavora con enti pubblici deve saper documentare quella percentuale, e sapere con quali certificazioni si dimostra.
Cosa sono i Criteri Ambientali Minimi e perché non puoi ignorarli
I Criteri Ambientali Minimi sono i requisiti ambientali che le stazioni appaltanti devono inserire nelle gare pubbliche.
Non sono una raccomandazione né un bollino verde facoltativo: entrano nei documenti di gara, nelle specifiche tecniche e nel capitolato, e la loro applicazione è obbligatoria per tutti gli enti pubblici e concedenti.
Chi non li rispetta rischia la non conformità; chi li integra bene, in molti casi, guadagna punteggio rispetto ai concorrenti.
Per un’impresa o un fornitore di materiali i CAM non sono un adempimento da subire a valle, sono un criterio di selezione a monte.
Un Comune che deve chiudere le buche cercherà un prodotto che gli permetta di dimostrare la conformità senza complicazioni. Se il tuo materiale non è documentabile, esci dal giro prima ancora di discutere il prezzo.
Il cuore dei CAM per le strade: la circolarità del materiale
Il criterio che pesa di più nel settore è il contenuto di materiale riciclato, recuperato o sottoprodotto. Tradotto, quanto fresato d’asfalto trattato e trasformato in granulato di conglomerato bituminoso rientra nella miscela al posto di materia vergine.
Le soglie minime cambiano a seconda di dove finisce il materiale. Per il corpo stradale, il rilevato e il sottofondo si arriva al 70% di materiale recuperato. Fondazioni e misti cementati stanno intorno al 50%.
Nei conglomerati bituminosi con bitume tradizionale le percentuali scendono progressivamente salendo negli strati: circa 35% per la base, 30% per il binder, 15% per l’usura chiusa.
Con i bitumi modificati ai polimeri le soglie sono un po’ più basse, indicativamente 25% base, 20% binder, 10% usure chiuse e drenanti, perché il legante modificato ha esigenze prestazionali diverse.
Un consiglio pratico: queste percentuali si calcolano sul prodotto finito e vanno dichiarate, non promesse a voce. Il numero da solo non basta se non è accompagnato dal mezzo di prova giusto.
Il punto che riguarda la manutenzione
Qui c’è la novità che molti nel settore ancora non hanno metabolizzato. Il decreto correttivo dell’11 settembre 2025 è intervenuto proprio sui conglomerati bituminosi a freddo destinati alla manutenzione stradale d’emergenza, quelli che si usano per chiudere le buche, abbassando la soglia minima di granulato dal 50% al 20%.
È una modifica di buon senso tecnico: pretendere il 50% di riciclato in un prodotto che deve garantire adesione immediata e tenuta su una buca aperta al traffico significava, di fatto, mettere in tensione la prestazione con l’obiettivo ambientale. Con il 20% l’equilibrio è sostenibile per entrambi.
Per un ente o un’impresa significa che, quando si acquista un conglomerato bituminoso a freddo destinato alla manutenzione stradale di emergenza, per esempio per la chiusura delle buche, il prodotto deve rispettare la soglia minima prevista dai CAM e il contenuto di materiale riciclato deve essere dimostrabile attraverso la documentazione richiesta.
Beton Asfalti propone, per esempio, EcoAsphalt, prodotto con il 100% di granulato di conglomerato bituminoso, e KaltAsphalt plus, che contiene almeno il 60% di materiali riciclati. Percentuali superiori quindi al minimo del 20% previsto dai CAM per i conglomerati a freddo destinati alla manutenzione stradale di emergenza.
Come si dimostra la conformità
Questa è la parte che separa chi dice di essere sostenibile da chi lo può provare davanti a un direttore dei lavori. Il contenuto di riciclato si documenta con strumenti precisi, e sono questi che devi chiedere al fornitore:
la DAP o EPD (Dichiarazione Ambientale di Prodotto) conforme alle norme UNI EN 15804 e UNI EN ISO 14025, verificata da un organismo terzo accreditato;
le certificazioni di prodotto come REMADE in Italy o quelle conformi alla prassi UNI/PdR 88:2020;
la Dichiarazione di Prestazione (DoP) nel caso di prodotti soggetti a marcatura CE, purché riporti chiaramente il contenuto di riciclato;
per i materiali che derivano da recupero, la documentazione End of Waste, come il DM 69/2018 per il granulato di conglomerato bituminoso.
Sul fronte del cantiere entrano poi in gioco la Relazione CAM che l’impresa aggiudicataria deve elaborare criterio per criterio, spiegando come garantisce la conformità e con quali prove e la tracciabilità dei rifiuti con formulario (FIR) per fresato, materiali di demolizione e cordoli rimossi. Non è un dettaglio: la Relazione CAM è condizione per il collaudo dell’opera.
Un caso concreto: il Comune che deve chiudere alcune buche
Prendiamo la situazione più comune. Un ufficio tecnico comunale deve acquistare conglomerato a freddo in sacchi per il pronto intervento sulle buche.
Fino a poco tempo fa il capitolato poteva chiedere il 50% di granulato; oggi, dopo il correttivo, la soglia corretta per la manutenzione d’emergenza è il 20%.
Cosa succede se il capitolato è vecchio e chiede ancora il 50%?
Si rischia di escludere prodotti che rispettano la soglia minima prevista dalla normativa vigente oppure di mantenere nel capitolato un requisito più restrittivo rispetto al minimo oggi stabilito dai CAM.
Il consiglio è semplice ma importante: prima di scrivere o rispondere a un capitolato, verifica a quale versione dei CAM fa riferimento. Il quadro normativo è stato modificato nel 2025 e non tutti i documenti utilizzati nelle gare potrebbero essere stati aggiornati.
Economia circolare: dal fresato al nuovo asfalto
I CAM spingono in una direzione precisa, quella di trattare il fresato non come uno scarto ma come materia prima. È lo stesso principio che guida il nostro impianto di riciclaggio per inerti e guaine bituminose: il materiale che esce da una strada o da una copertura rientra nel ciclo produttivo invece di finire in discarica.
Anche i prodotti e le tecnologie utilizzate cambiano in funzione dell’intervento. EcoAsphalt è un conglomerato a freddo prodotto con il 100% di granulato di conglomerato bituminoso, mentre KaltAsphalt plus contiene almeno il 60% di materiali riciclati.
Un ruolo diverso è invece quello di Asphalt Repair green: non è un conglomerato bituminoso pronto all’uso, ma un rigenerante per asfalto ossidato che permette di riutilizzare il fresato stradale per produrre nuovo conglomerato a freddo. Può essere impiegato anche direttamente in sito attraverso un’apposita fresatrice, che dosa il rigenerante e lo miscela con il materiale fresato prima della stesa e della compattazione.
Per un’impresa che partecipa a gare questo si traduce in un vantaggio concreto: potersi rifornire da un produttore che recupera internamente e certifica il contenuto di riciclato semplifica la Relazione CAM e mette al riparo dalle contestazioni in fase di collaudo.
Scegliere materiali che superano la verifica
Rispettare i CAM non è una questione di buone intenzioni ambientali, è una questione di documenti: percentuali di riciclato corrette per lo strato giusto, certificazioni valide e una Relazione CAM che regga al collaudo.
Chi lavora con enti pubblici lo sa, e sa anche che il momento peggiore per scoprire che un materiale non è documentabile è quando il direttore dei lavori chiede le carte.
In Beton Asfalti la circolarità non è un’aggiunta recente: dal nostro impianto di riciclaggio per inerti e guaine bituminose recuperiamo materiale che rientra nel ciclo produttivo e operiamo con sistema qualità certificato ISO 9001:2015.
Anche nella manutenzione stradale proponiamo soluzioni con un elevato impiego di materiale recuperato, come EcoAsphalt, prodotto con il 100% di granulato di conglomerato bituminoso, e KaltAsphalt plus, con almeno il 60% di materiali riciclati.
Per gli interventi di rigenerazione del fresato utilizziamo invece Asphalt Repair green, un rigenerante per la produzione a freddo di conglomerati bituminosi che permette di recuperare il materiale esistente anche direttamente in sito.
Se stai preparando un capitolato, devi rifornirti per una gara o stai valutando una soluzione per la rigenerazione dell’asfalto esistente, scrivici indicando il tipo di intervento: possiamo individuare il prodotto o il sistema più adatto e fornirti la relativa documentazione tecnica.
Domande frequenti
I CAM Strade sono obbligatori?
Sì. Sono obbligatori per tutte le stazioni appaltanti negli appalti pubblici stradali, ai sensi dell’art. 57 del D.Lgs. 36/2023. In vigore dal 21 dicembre 2024.
Quanto materiale riciclato serve in un conglomerato a freddo per le buche?
Almeno il 20% di granulato di conglomerato bituminoso, dopo la riduzione introdotta dal decreto correttivo dell’11 settembre 2025 (prima era il 50%).
Come si dimostra il contenuto di riciclato?
Con EPD/DAP, certificazioni tipo REMADE o UNI/PdR 88, Dichiarazione di Prestazione con contenuto dichiarato, e documentazione End of Waste per i materiali di recupero.
Cos’è la Relazione CAM?
Il documento in cui si descrive, criterio per criterio, come il progetto e i materiali rispettano i CAM. È condizione necessaria per il collaudo.
Il fresato d’asfalto conta come materiale riciclato?
Sì, una volta trattato e qualificato come granulato di conglomerato bituminoso secondo la normativa End of Waste (DM 69/2018).